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Foxconn Technology Group è il nome della multinazionale cinese, fondata nel 1974, che produce i dispositivi Apple più venduti al mondo, compresi l’iPhone, l’iPod e l’iPad. Foxconn è più volte balzata agli onori delle cronache per le condizioni di sfruttamento cui sono costretti i suoi operai, specialmente i 300.000 della città-stabilimento di Longhua/Shenzen. Nei primi mesi del 2010 sono stati ben dodici gli operai che si sono lanciati al dilà dei cancelli di Foxconn e oltre sedici i tentivi non riusciti. Le condizioni di lavoro cui sono costretti i dipendenti della multinazione, la cui età va dai 20 ai 25 anni, sono esasperanti: gli straordinari arrivano finoa 80 ore mentre il salario non supera i 100 euro al mese (900 Yuan cinesi).

L’ingresso è vietato ai giornalisti. Davanti alle insistenti domande dei media l’azienda si è sempre trincerata dietro un’impenetrabile silenzio rotto sporadicamente per dire che sono tutte fandonie, che Foxconn “non è unafabbrica dove gli operai versano lacrime e sangue”. Parole smentite dall’inchiesta di un giovane giornalista cinese, che si è fatto assumere a Longhua per documentare le reali condizioni di lavoro di quella fabbrica definita “infernale”.

Dalle pagine dell’asiatico “Southern Weekly”, il giornalista Liu Zhi Yi ha raccontato come lavita degli operai sia scandita ritmicamente dal lavoro: si lavora, si esce dalla fabbrica e si va a dormire e l’indomani il ciclo è lo stesso. Niente tempo libero, se non per riposare poche ore all’interno di alloggi forniti dalla stessa azienda.
Al momento dell’assunzione, gli operai firmano un accordo secondo il quale l’azienda non è responsabile per le ore di lavoro in più che dovranno affrontare in caso di necessità. La socializzazione è ridotta a zero: nonostante lavorino e vivano insieme, ci sono operai che non conoscono il nome dei propri compagni di stanza.
Le lunghissime ore passate sempre nella stessa posizione, portano alcuni operai a cercare strani escamotage per concedersi un pò di riposo.Uno di questi è far cadere qualcosa per terra in modo da essere costretti, per recuperarla, a cambiare posizione. L’unico modo per distrarsi sono le stanze anti stress in cui i giovani lavoratori possono prendere a bastonate dei manichini per sfogare la frustazione e l’alienazione.

In più, per ogni operaio che si suicida, l’azienda versa alla famiglia l’equivalente di dieci anni di salario medio, soldi che devono apparire come una specie di macabra vincita al lotto per i familiari dei suicidi. La vita dei dipendenti di Foxconn è insignificante. ogni giorno ripeto gli stessi gesti che ho compiuto il giorno prima. Veniamo sgridati in continuazione. E’ molto dura da queste parti, ha dichiarato un anonimo operaio durante l’inchiesta condotta.

Foxconn ha tentato varie strade per risolvere la questione, specialmente a causa dell’enorme risalto mediatico. Per prima cosa ha aumentato i salari del 20% e poi del 60%, concessioni vincolate a un patto di “non suicidio”. Dato che la misura risultavainefficace,l’azienda ha deciso di circondare gli edific della sua città-fabbrica con reti di sicurezza: “cos’ nessuno si farà male nel caso cadesse dal tetto”, ha dichiarato il Ceo Terry Gou. Inoltre, ha assunto cento monaci buddisti per offrire assistenza psicologica ai suoi operai, per non parlare del raduno organizzato con tanto di magliette con scritto “I Love Foxconn” e di costumi di Spiderman distribuiti ai dipendenti.

Apple, dal canto suo, avviò una indagine conoscitiva nel 2006, quando scoppiò il primo scandalo Foxconn, ma l’azienda cinese non offrì alcuna collaborazione. Nel 2010, invece, secondo alcune indiscrezioni riportate dal sito cinese Zol.cn, da Micgadget.com e riprese da Gizmodo Usa, Apple si sarebbe fatta avanti per pagare una parte dei salati dei dipendenti della multinazione cinese.
Intanto le cattivi notizie da Longhua continuano ad arrivare e i dispositivi più ambiti del mondo continuano ad essere venduti.

Note
La multinazione Foxconn produce devide per molte altre aziende dell’IT, oltre che per Apple. Dalle sue fabbriche escono componenti o interi dispositivi marchiati Nokia, Sony, Nintendo, Dell, Samsung, Microsoft e Hewlett-Packard, solo per citare i brand più noti. L’azienda ha stabilimenti in tutto il mondo, compresa India, Brasile, Messico, Ungheria, Repubblica Ceca e Vietnam.
*https://gizmodo.com/foxconn-guards-allegedly-beat-up-workers-on-tape-5543525
*https://gizmodo.com/undercover-report-from-foxconns-hell-factory-5542527
*https://www.ft.com/content/7cb56786-cda1-11e7-b781-794ce08b24dc

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