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Non sorprende poi più di tanto che i colossi del settore tecnologico, e in particolar modo quelli che offrono tecnologie di Intelligenza Artificiale, ascoltino le interazioni vocali degli utenti con prodotti come smartphone e smart speaker. Il fine è quello di migliorare l’esperienza d’uso offrendo un servizio sempre più affidabile, tuttavia sono emerse gravi violazioni della privacy nel corso del tempo, come nel caso del dipendente di Google che ha fatto trapelare diverse interazioni vocali di un utente olandese pubblicate poi su VRT NWS.

Se da una parte può dare fastidio che le proprie interazioni, non sempre serie e raccomandabili, vengano ascoltate da terzi, dall’altra è molto più grave quanto avviene se si pensa che al loro interno possono esserci indirizzi, numeri telefonici, nomi e cognomi e altre informazioni sensibili di ogni tipo (come destinazioni di viaggio, locali frequentati). I device Google Home e i più recenti smartphone Android iniziano a registrare automaticamente non appena vengono pronunciate in prossimità le parole “Ok Google” o “Hey Google”.

Nelle registrazioni trapelate però appare chiaro che in alcuni casi il comando non è stato dato, e le registrazioni comprendono conversazioni in sala da letto, dialoghi fra genitori e figli, chiamate professionali con informazioni private e sensibili. Tutte comunicazioni che non dovrebbero finire in mano a terzi. Informazioni talmente sensibili che Google è dovuta prontamente scendere in campo per riparare: “I nostri team sulla sicurezza e la privacy si sono già attivati su questo problema, stanno indagando e prenderemo provvedimenti”.

Google promette cambiamenti nelle procedure di sicurezza in modo da evitare che si verifichino cattive condotte come quella emersa in questi giorni, tuttavia la revisione umana delle interazioni vocali rimane fondamentale nell’ecosistema: “Collaboriamo con esperti di lingue in tutto il mondo che capiscono le sfumature e gli accenti di ogni specifica lingua. Questi esperti revisionano e trascrivono una piccola parte delle richieste che ci aiuta a capire meglio tutti i linguaggi. Si tratta di una parte critica nel processo di sviluppo di una tecnologia vocale affidabile, ed è necessaria per creare prodotti come Google Assistant”.

Le registrazioni, quindi, vengono ascoltate dai dipendenti interni di Google? A chiederlo alla stessa azienda è stato Ars Technica, e Google ha risposto affermativamente: “Applichiamo una serie di sistemi per proteggere la privacy degli utenti nell’intero processo di revisione, sia internamente che con i nostri affiliati”, è stato poi il commento del portavoce di Big G.

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