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Durante il periodo di down per Whatsapp, Facebook e Instagram verificatosi ieri pomeriggio, molte immagini sono state sostituite con dei tag che hanno rivelato come l’intelligenza artificiale processa le foto e come funziona la tecnologia di machine vision. Sfogliando le foto caricate sui social network, invece di vedere le foto vere e proprie, si leggevano descrizioni sommarie come “l’immagine può contenere: persone che sorridono, persone che ballano, matrimoni, interni o esterni”.

Facebook AI Photo

I malfunzionamenti hanno quindi rivelato come l’intelligenza artificiale “interpreta” le foto e la vita reale che raffigurano. I tag non si limitano a descrivere il contesto all’interno del quale le persone si trovano ma trasmettono informazioni anche sui soggetti coinvolti, sfruttando algoritmi di riconoscimento facciale per identificare le persone.

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Facebook utilizza tecnologie di machine learning per “leggere” le immagini già dal 2016. Tali tag vengono già usati per descrivere le foto e i video agli utenti con problemi alla vista. Ciò che non è chiaro è se Facebook utilizzi queste informazioni anche per indirizzare gli annunci pubblicitari. Da queste foto, infatti, sarebbe teoricamente possibile estrarre una moltitudine di dati molto preziosi nell’ottica di profilare le persone. L’intelligenza artificiale potrebbe così entrare in possesso di dettagli sugli animali domestici posseduti, sugli hobby delle persone, sulle loro preferenze in fatto di vacanze o sugli oggetti che amano acquistare.

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Indipendentemente da come queste informazioni vengono sfruttate, quello che è emerso è un quadro affascinante su come viene effettuata una delle più grandi operazioni di raccolta dati al mondo, perché mostra fin quanto la realtà è interpretabile tramite la computer vision. I miglioramenti conseguiti in termini di deep learning negli ultimi anni hanno davvero rivoluzionato il mondo della visione artificiale e gli algoritmi più moderni possono adesso trasformare i contenuti visivi in testo facile da archiviare e dal quale estrarre dei dati.

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Insomma, un’enorme miniera di preziose informazioni. Se Facebook non la utilizzasse in senso commerciale sarebbe come sprecare un tesoro, dal suo punto di vista.

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