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Siamo davanti a una nuova puntata della guerra legale tra Qualcomm e Apple per questioni legate a licenze e brevetti. Il produttore di San Diego esorta ancora una volta le autorità competenti a imporre un divieto di importazione negli Stati Uniti di alcuni modelli di iPhone con modem Intel che violano i brevetti oggetti della disputa.

Facciamo un passo indietro. Nel 2017, Qualcomm ha denunciato Apple presso l’International Trade Commission (ITC) accusandola di aver violato un brevetto che comportava l’ottimizzazione della batteria. La Commissione si era espressa a favore del produttore di chip ma aveva deciso di non imporre nessun divieto sui dispositivi incriminati, come di solito avviene in questi casi.

Il giudice Thomas Pender aveva giustificato la decisione affermando che se gli iPhone Intel fossero stati banditi, ciò avrebbe portato al monopolio di Qualcomm nel mercato statunitense dei chip modem per smartphone. Una situazione ritenuta non idonea al mantenimento di un mercato competitivo soprattutto in vista dello sviluppo delle nuove reti 5G. Inoltre, secondo i legali del produttore di San Diego, Pender partiva dal presupposto che l’utilizzo del modem Qualcomm avrebbe precluso ad Apple di avere come fornitore Intel per molti anni e che non fosse possibile nessuna riprogettazione software. A dicembre, la decisione è stata messa in riesame con la ITC che dovrebbe prendere una decisione entro fine marzo.

Nel frattempo, però, Apple ha dichiarato di aver trovato la soluzione via software che annulla qualsiasi violazione ma che ha bisogno di sei mesi di tempo per mettersi in regola. A questo punto, secondo Qualcomm, la motivazione addotta per il mancato divieto non è più valida in quanto “il presunto danno è completamente evitabile”. Reuters riporta che “in un deposito inoltrato venerdì, Qualcomm ha affermato che la divulgazione di una correzione da parte di Apple ha indebolito il ragionamento nella decisione di Pender e che gli smartphone con chip Intel dovrebbero essere banditi mentre Apple distribuisce la sua correzione”.

La Commissione, ora, dovrà decidere se concedere altri sei mesi di tempo all’azienda di Cupertino o accettare la proposta dell’azienda di San Diego. Ricordiamo che Apple è riuscita a raggirare i divieti imposti sia in Germania che in Cina.

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