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Se pensavate di essere gli unici a sapere gli argomenti delle vostre conversazioni con Alexa vi stavate sbagliando. Secondo quanto sottolineato in un recente articolo del Bloomberg Amazon avrebbe migliaia di lavoratori in tutto il mondo che ascoltano estratti degli scambi di battute fra gli utenti e l’assistente virtuale, con l’obiettivo di migliorare continuamente la qualità delle risposte.

La compagnia dà lavoro a impiegati “da Boston alla Costa Rica, in India come in Romania” per ascoltare le registrazioni vocali fatte dagli utenti mentre usano Alexa con gli speaker della famiglia Echo. Gli impiegati ascoltano e trascrivono in testo le parole, prima di dare il tutto in pasto ad un software che analizza i flussi audio e le annotazioni con il fine ultimo di migliorare le abilità dell’assistente.

La fonte ha intervistato sette degli impiegati che hanno lavorato nel programma, e ciascuno di loro ha ammesso di aver firmato un patto di segretezza con l’azienda americana per non rivelare pubblicamente il processo umano alla base dell’opera di miglioramento della tecnologia. Amazon scrive sul sito ufficiale che utilizza le richieste degli utenti per effettuare il training dei sistemi di riconoscimento vocale e migliorare i sistemi di rilevamento del linguaggio naturale.

Tuttavia fino ad oggi si è sempre pensato che alla base del processo ci fossero solo computer, e non esseri umani. I due impiegati di Bucarest intervistati hanno sottolineato che avevano a che fare con circa 1000 clip audio nel turno giornaliero tipico di 9 ore, all’interno di un’attività lavorativa che è stata indicata come “per lo più banale”. Le clip a volte venivano condivise al fine di collaborare per risolvere un problema, ma a volte si condividevano anche registrazioni divertenti all’unico scopo di divertimento.

In alcuni casi i “revisori” hanno avuto modo di ascoltare registrazioni effettuate durante la messa in atto di atti criminali, non potendo però essere direttamente coinvolti o interagire con le stesse. Amazon Alexa è stato lanciato con il primo Echo nel 2014 e, a seguire, Google, Apple e altri sono scesi nel carro del nuovo segmento di mercato con tecnologie simili. Non è chiaro, però, se anche le altre compagnie utilizzino gli stessi sistemi per migliorare l’efficacia delle risposte, e se gli esseri umani siano presenti all’interno del processo.

Ad oggi gli assistenti virtuali sono nelle prime fasi dello sviluppo, e fanno fatica ad esempio a riconoscere accenti, forme dialettali, e storpiature nel linguaggio. Questi problemi hanno costretto i team di sviluppo a inventarsi nuove metodiche per migliorare le prestazioni generali delle tecnologie, ma il nuovo report di Bloomberg probabilmente porterà le associazioni dei consumatori a richiedere maggiore trasparenza sulle varie fasi di sviluppo dei software della categoria.

Amazon ha ovviamente commentato riguardo alle scoperte di Bloomberg e ha dichiarato: “Abbiamo molto a cuore la sicurezza e la privacy delle informazioni personali dei nostri utenti. Annotiamo solo piccolissimi estratti delle registrazioni vocali di Alexa al fine di migliorare l’esperienza per il cliente. Ad esempio queste informazioni ci aiutano ad allenare il sistema di riconoscimento della voce e i sistemi di riconoscimento del linguaggio naturale in modo che Alexa possa capire meglio le richieste degli utenti e garantire un buon funzionamento per tutti”.

In aggiunta, Amazon ha dichiarato di aver messo in atto “regole tecniche e operative molto restrittive”, e che è applicata “tolleranza zero per qualsiasi abuso dei sistemi”.

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